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GRUPPO OCARINISTICO BUDRIESE
dal 1865

LA STORIA

"Il concerto di ocarine al Crystal Palace- Un concerto di ocarine significa musica suonata su strumenti in terracotta, chiamati ocarine. Gli ocarinisti, vestiti nei loro pittoreschi costumi, si sono presentati alla Haendel orchestra e sui loro strumenti, chiamati ocarine, hanno suonato una selezione di brani d'opera con perfetta abilità in un'esecuzione brillante. Una selezione da Il Trovatore, seguito dall'ouverture dal Guglielmo Tell, hanno sorpreso quanto entusiasmato il pubblico; ma il grande successo è stato una polka, con l'accompagnamento del canto degli uccelli, quest'ultimo imitato alla perfezione da uno degli ocarinisti. Comunque, l'effetto di tutto il concerto è stato eccellente e i suonatori sono stati richiamati per ricevere i complimenti del pubblico dopo ogni chef d'oeuvre. Non abbiamo alcun dubbio che questi concerti attrarranno folle di visitatori, non solo per la loro novità e le loro peculiarità, ma per l'eccellenza intrinseca delle selezioni musicali e per l'abilità degli esecutori. La difficile ouverture del Guglielmo Tell è stata resa con tutto il fuoco e la precisione di un'intera orchestra " ( Londra, Daily News, 13 Luglio 1874)

"Uno dei grandi successi della stagione invernale che comincia sarà certamente per Les Montagnards des Apennins [leggi: Gruppo Ocarinistico] che il Cirque de Champs-Elysées ha mostrato ieri sera, per la prima volta, al suo pubblico d'élite delle domeniche. Sono sette e suonano degli strumenti in terracotta chiamati ocarine. I Montagnards sono stati applauditi a oltranza e richiamati più volte. Il successo che hanno ottenuto non ha nulla di esagerato e sicuramente tutta Parigi vorrà ascoltarli" ( Parigi, L'Evenement, 5 Ottobre 1874)

Così recitavano i giornali europei a proposito dei concerti del Gruppo Ocarinistico Budriese, attorno agli anni settanta del secolo scorso. Ovunque andassero, i musicisti della Société des concertistes italiens surnommés les celèbres montagnards des Apennins (nome con cui si presentava il gruppo ocarinistico a quei tempi) riscuotevano un successo stupefacente: Berlino, Vienna, Londra, Parigi, New York, le capitali della cultura occidentale dell'Ottocento accolsero gli ocarinisti con grande calore e interesse. Manifestazioni di grande importanza, a cominciare dalle esposizioni internazionali di Londra, di Parigi, di Palermo, furono teatro dei concerti di questo gruppo; grandi palcoscenici ospitarono le loro esibizioni; furono chiamati a suonare alla corte degli zar così come al celebre Moulin Rouge di Parigi.
Senza porsi troppi problemi di ordine filologico, questi musicisti eseguivano ogni sorta di composizione su questo strano e nuovo strumento, meravigliando il pubblico per la loro abilità e, in assoluto, per il risultato musicale che erano in grado di conseguire. Sull'onda del successo del melodramma italiano, il loro repertorio non poteva che essere dominato da arrangiamenti di arie e sinfonie d'opera: Il Barbiere di Siviglia, Guglielmo Tell di Rossini, Rigoletto, La Traviata, Il Trovatore di Verdi, Elisir d'amore di Donizetti furono solo alcune delle opere da cui gli ocarinisti trassero i loro "cavalli di battaglia". Questa scelta, finalizzata indubbiamente ad un impatto spettacolare, si fondava però su un valore musicale consistente, senza il quale difficilmente sarebbe stato possibile sostenere un intero concerto mantenendo sempre vivi l'interesse e l'attenzione del pubblico; le loro esecuzioni estremamente precise e brillanti, fortemente risaltate dalle caratteristiche timbriche ed espressive dello strumento, dimostravano la straordinaria efficacia di un gruppo ben coordinato di strumentisti e una spiccata interpretazione virtuosistica che ben si adattava alla tecnica ocarinistica. Naturalmente, dietro un simile successo c'era una notevole capacità organizzativa, che tra il 1867 e 1872 aveva portato il gruppo, primo settimino di ocarine nato intorno al 1866 e fino ad allora sconosciuto fuori della provincia di Bologna (dopotutto l'invenzione dello strumento è datata 1853 e del primo quintetto si parla solo verso il 1865), ad esibirsi con crescente successo dapprima nei teatri dell'Emilia-Romagna, per poi spostarsi gradualmente sempre più lontano (Padova, Milano, Trieste), fino ad arrivare ai teatri romani, tra i quali, nel 1869, il teatro Argentina, nel cui foyer furono ascoltati ed applauditi, nell'intervallo del suo Rigoletto, dallo stesso Giuseppe Verdi. Sì, perché prima di raggiungere il successo delle tournées internazionali, gli ocarinisti si fecero conoscere, in Italia, attraverso un'intensa attività, che consisteva principalmente nel suonare nei foyer dei teatri, durante gli intervalli delle opere, riprendendo i temi e le arie che il pubblico aveva appena sentito in sala, facendo così da accompagnamento ai rinfreschi che usualmente si tenevano tra un atto e l'altro. Ed è anche per questo che il repertorio ocarinistico si arricchì di così tante trascrizioni operistiche. Del resto, la produzione di questi arrangiamenti non si fermò affatto dopo che il gruppo cessò questa attività ma, anzi, fu accelerata dal crescente successo incontrato da questo tipo di musica durante i concerti.
Negli anni che seguirono tanti furono i suonatori che fecero parte di questo gruppo: alcuni per molti anni, altri per brevi periodi, ma tutti animati dal desiderio di far musica e di stare insieme in buona compagnia. Dal periodo di successi di cui abbiamo parlato si passò però all'inesorabile declino nell'epoca dell'Italia giolittiana, quando l'ormai trentennale successo dei gruppi ocarinistici andò lentamente ma inesorabilmente scemando.
Sarà solo a partire dalla fine degli anni venti che il Gruppo Ocarinistico Budriese, sotto la guida di Alfredo Barattoni, che lo dirigerà con abnegazione fino alla sua morte nel 1948, vedrà finalmente rinascere le proprie fortune. Ma ormai i tempi erano cambiati, la cultura era cambiata, il gusto musicale era decisamente cambiato, e nonostante i significativi successi che i musicisti budriesi conseguirono in quegli anni, la loro attività non ebbe più quel respiro internazionale che li aveva resi celebri mezzo secolo prima. Nonostante ciò, per quasi vent'anni gli ocarinisti si esibirono nei teatri italiani conseguendo anche successi clamorosi, come riporta la stampa nazionale e locale dell'epoca; suonarono ripetutamente alla radio e incisero vari dischi per la Columbia e per La voce del padrone, riservandosi sporadiche apparizioni all'estero per suonare in Svizzera o a Parigi (ancora una volta per esibirsi in locali quali il Moulin Rouge e l'Embassy). Questo periodo di attività fu soprattutto importante per la sbalorditiva quantità di composizioni e trascrizioni che il M° Barattoni riuscì a produrre, molte delle quali di notevole interesse musicale, e che a tutt'oggi rappresentano il corpo maggiore dell'archivio in possesso del Gruppo Ocarinistico Budriese.
Dal dopo guerra fino alla fine degli anni settanta, il Gruppo Ocarinistico Budriese lasciò un po' da parte le trascrizioni operistiche ottocentesche per dedicarsi completamente all'esecuzione di musiche folkloristiche, fino ad assumere nell'immaginario collettivo uno strettissimo legame con la cultura contadina e popolare, cultura che in realtà non gli appartenne storicamente, come si è avuto modo di constatare da ciò che è stato detto prima. L'uso dell'ocarina nel liscio e nelle orchestre da ballo ne garantì in qualche modo la notorietà a livello regionale, ma la legò anche ad un modo di fare musica che, per quanto rispettabile, poco aveva a che fare con le vere radici dello strumento e dei musicisti delle origini.
Alla fine degli anni settanta l'ultimo gruppo si sciolse definitivamente e l'amministrazione del Comune di Budrio, intravedendo il pericolo di una perdita rovinosa per il patrimonio musicale del paese, decise di istituire una scuola di ocarina, con l'aiuto di alcuni componenti del vecchio gruppo. Da questa scuola e dalla passione di musicisti di formazione classica è nato l'attuale Gruppo Ocarinistico Budriese, il cui intento principale è quello di rilanciare, attraverso una intensa attività concertistica nazionale e internazionale, l'ocarina e la sua tradizione musicale, nel tentativo di eguagliare e recuperare il valore che era attribuito più di un secolo fa al complesso di musicisti budriesi.

LO STRUMENTO

"Ma la vita non aveva più pregio, come la posta in un gioco che non è più giocato. Anche gli altri rischi non ci attiravano. Eravamo ormai presi dal fascino di quello solo. Non sognavamo se non quella piccola baia lontana che ha la forma di un'ocarina non d'argilla ma d'argento. Bisognava che l'ocarina avesse da noi i suoi buchi, come ha la sua imboccatura sonora tra la punta Sersica e la punta d'Ostro..." ( Gabriele D'Annunzio, da La Beffa di Buccari)

L'ocarina è un flauto globulare di terracotta dotato di una cassa di risonanza fortemente allungata. Essendo un risonatore semplice, l'intera massa d'aria contenuta nello strumento (che è a tutti gli effetti un tubo sonoro chiuso) è sottoposta ad una vibrazione di tipo oscillatorio, che produce un suono sostanzialmente privo di armonici, la cui rappresentazione grafica è una sinusoide quasi perfetta: di qui la rotondità e limpidezza del suono ma anche la sua povertà oltre che peculiarità timbrica, e la sua limitata estensione in termini di note. L'aria viene insufflata nella cassa attraverso un fischietto, che soprattutto negli strumenti più acuti richiede una significativa pressione. E' immediatamente chiaro che queste caratteristiche ne fanno uno strumento estremamente variabile nell'intonazione, e per questo un gruppo di sette ocarine che producano un effetto sonoro interessante e che riducano, nel limite del possibile, i problemi di dissonanza e i conseguenti battimenti è un risultato di notevole rilievo. A fronte di queste carenze, l'ocarina ha però alcuni indiscutibili vantaggi: una impressionante rapidità di risposta, soprattutto negli strumenti più acuti, date le piccole dimensioni della cassa di risonanza; una vasta gamma di possibilità espressive se non dal punto di vista dinamico sicuramente da quello degli effetti sonori (è possibile ad esempio ottenere glissandi di oltre un'ottava senza sostanziale soluzione di continuità tra una nota e l'altra) in virtù della semplicità costruttiva dello strumento, privo di qualsiasi chiave, e in grado di produrre con relativa facilità, a seconda dell'abilità dell'esecutore, i quarti di tono; l'imboccatura e la pressione che deve essere esercitata su di essa consentono qualità di staccato anche molto brillanti, e conseguentemente una pronuncia molto nitida delle note. Una seppur minima varietà timbrica è invece affidata sostanzialmente al costruttore, che provvede a realizzare settimini (serie di sette strumenti, quattro intonati sulla tonica e tre sulla dominante) in diverse tonalità: le più diffuse a fine ottocento erano Sib e FA, ma è possibile che venissero costruiti settimini di strumenti in varie tonalità; oggi è in uso solo il settimino in DO e SOL.
L'esigenza di un inserimento dell'ocarina tra gli altri strumenti già giunti nell'Olimpo della musica "colta" e per orchestra si fece sentire verso la fine dell'Ottocento, quando sull'onda del suo successo comparirono costruttori e case di produzione un po' in tutta Europa. Questo tentativo di integrazione, purtroppo fallito quasi completamente, è testimoniato dal fatto che i costruttori dell'epoca cominciarono a realizzare strumenti dotati di un pistone che, se opportunamente usato, era in grado di variare il volume interno della cassa di risonanza, cambiando così l'intonazione dell'ocarina, e rendendo conseguentemente più facile il suo inserimento in un'ensemble o in orchestra. Ciò che sostenevano i fautori di una promozione dell'ocarina a rango di strumento "serio" era che "se, ad esempio, Mendelsshon o Berlioz l'avessero avuta a disposizione, l'avrebbero quasi certamente usata". E' evidente che questo tipo di argomentazione è del tutto inconsistente ma è altrettanto vero che non ci si può non chiedere se l'ocarina non fosse uno strumento che potenzialmente avrebbe potuto contribuire anche in minima parte allo sviluppo della musica del ventesimo secolo ormai alle porte, ma che fu ideato troppo tardi e fu diffuso troppo poco per ricevere una legittimazione in questo senso.
Come abbiamo già detto, il successo internazionale del gruppo ocarinistico si spense inesorabilmente ad alcuni anni dal suo inizio, e bisognerà aspettare fino agli anni venti del ventesimo secolo per veder risorgere le fortune dell'ocarina di Budrio e del Gruppo Ocarinistico Budriese, anche se ormai relegato a spettacolo popolare basato su musiche prevalentemente folkloristiche; non ci fu quindi tempo a sufficienza per una consistente diffusione della famiglia dell'ocarina (famiglia tra le più estese fra gli strumenti musicali essendo composta da sette taglie). Ma il fatto che numerosi musicisti, venuti in contatto con essa, ne abbiano apprezzato le qualità ( O. Respighi, protagonista del tardoromanticismo italiano, ne fu grande estimatore e compose anche per essa; Rimskij-korsakov ne lodò l'effetto complessivo in mano ad abili musicisti e ne menzionò il possibile utilizo in una orchestra; Gyorgy Ligeti l'ha utilizzata in alcune sue composizioni per orchestra; Leos Janacek la usò nell'orchestrazione di alcune suo composizioni) ci fa supporre una sua potenzialità ancora oggi inespressa. Un discorso separato andrebbe fatto per l'ocarina usata come strumento solista: tanti furono, nel passato, i musicisti che ottennero considerevoli successi suonando questo strumento e facendosi accompagnare da bande o piccole orchestre. Uno di questi, forse il primo e quello che ebbe maggior successo, fu Mosè Tapiero, completamente sconosciuto oggi ma evidentemente noto alla fine del secolo scorso ed all'inizio di questo, a quanto risulta dalla sua tutt'altro che irrilevante attività discografica. Questo esecutore era dotato, a quanto possiamo ricavare dall'ascolto delle sue incisioni, di una tecnica da grande virtuoso e possedeva uno staccato, doppio e triplo, di una rapidità sconcertanti; tutto ciò a riprova del fatto che l'impiego di questo strumento per l'attività concertistica veniva considerato molto seriamente.

"Se la ruota s'impiglia nel groviglio
delle stelle filanti ed il cavallo
s'impenna tra la calca, se ti nevica
sui capelli e le mani un lungo brivido
d'iridi trascorrenti o alzano i bimbi
le flebili ocarine che salutano
il tuo viaggio ed i lievi echi si sfaldano
giù dal ponte sul fiume,
se si sfolla la strada e ti conduce
in un mondo soffiato entro una tremula
bolla d'aria e di luce dove il sole
saluta la tua grazia - hai ritrovato
forse la strada che tentò un istante
il piombo fuso a mezzanotte quando
finì l'anno tranquillo senza spari. [...]"

Eugenio Montale
da Carnevale di Gerti

LA MUSICA

"Ma, come diceva Cirino, adesso che ero aggiustato mi toccava lavorare come un uomo. Io non ero cambiato per niente, stesse braccia, stessa schiena, mi dicevano sempre Anguilla, non capivo la differenza. Nuto mi consigliò di non prendermela; mi disse che probabilmente, se me ne davano cinquanta, lavoravo già per cento, e perché non mi compravo l'ocarina. - Non ci riesco a imparare a suonare, - gli dissi, - è inutile. Sono nato così. - Se è tanto facile, - lui disse. La mia idea era un'altra. Pensavo già che con quei soldi un bel giorno avrei potuto partire."
( Cesare Pavese, da La luna e i falò )

Un'ultima considerazione va fatta per quanto riguarda il repertorio dei gruppi ocarinistici di allora, che accanto alle trascrizioni proponevano selezioni di brani originali di intenzioni decisamente più leggere. Soprattutto i ritmi ballabili come le polke, i valzer, le mazurke costituiscono una sterminata raccolta di composizioni, che comunque rivelano una vocazione concertistica o salottiera più che popolare, non essendo quasi presenti tipologie di ritmi più vicini alla cultura musicale provinciale e contadina, dalla quale pure questi compositori ed esecutori provenivano. A confermare questa vocazione, ci sono una serie di composizioni, romanze, capricci, barcarole, che si collocano proprio in quella tradizione per certi versi piccolo borghese e vagamente sentimentale tipica della seconda metà dell'Ottocento. Gli arrangiamenti, per settimino di ocarine, di musica classica e operistica costituivano un archivio enorme oggi, purtroppo, solo parzialmente presente nel museo dell'ocarina di Budrio, nato troppo tardi per salvare completamente questo inestimabile patrimonio dall'oblio della guerra e degli uomini. Da scritti e programmi di sala si può comunque risalire alla maggior parte dei pezzi arrangiati ed in qualche modo si rimane sbalorditi dall'audacia degli arrangiatori del tempo, che pure dalle partiture rimaste in nostro possesso avevano indubbia capacità e talento; troviamo infatti accanto alle già citate riduzioni di musica operistica, riduzioni di composizioni la cui adattabilità alle caratteristiche sonore e alle potenzialità dell'ocarina è sicuramente quanto meno opinabile: la Marcia Nuziale dal Lohengrin di R. Wagner, la Sonata op.14 n°2 di L. van Beethoven, una serenata di F. Schubert, e brani di R. Schumann e K.M. von Weber solo per citarne alcune. Naturalmente, sarebbe assolutamente irrilevante porre una questione di presunta inopportunità di una simile scelta musicale, prima di tutto perché essa va contestualizzata nel quadro dell'attività dei gruppi ocarinistici del tempo, e in secondo luogo perché si tratta comunque di un'espressione, se vogliamo minore ma pur sempre rilevante, del modo di intendere e di spettacolarizzare la musica a cavallo dei due secoli; un atteggiamento che nel corso dell'Ottocento ha prodotto il fenomeno del recital, tutt'altro che immune da intenti spettacolari, ed una sterminata letteratura, più o meno minore, di riduzioni di quasi tutto per sostanzialmente qualsiasi strumento.

OGGI

Ci si potrebbe chiedere quale senso abbia oggi riproporre una tipologia di spettacolo che appartiene decisamente al passato; eseguire, come allora, trascrizioni di brani celebri in un epoca in cui l'esecuzione, il concerto in senso lato hanno un significato ed un valore completamente diverso da quello che invece assumevano più di cento anni fa. La risposta più ovvia, e cioè che sia necessario preservare una tradizione musicale importante, che sia indispensabile tutelare il patrimonio della cultura popolare da cui questa tradizione deriva, è una risposta per molti aspetti vera ma certamente riduttiva. L'intento del Gruppo Ocarinistico Budriese è quello di esplorare le potenzialità di questo strumento, tentando di sfruttarne gli innumerevoli pregi più che, come si è fatto fino a pochi anni fa, utilizzarlo nei presunti limiti della sua altrettanto presunta povertà musicale. Questo significa naturalmente partire dal punto di arrivo delle generazioni di musicisti che ci hanno preceduti, ed è in questo senso che va letta la riproposizione di un repertorio dominato da trascrizioni e composizioni originali del secolo scorso. Ma non si tratta solo di una scelta di opportunità storica: è la qualità intrinseca del lavoro fatto dai maestri del 1870 e del 1920 che è tale da meritare una riproposizione, che ne evidenzi il valore musicale. Accanto a questo aspetto del lavoro del Gruppo Ocarinistico Budriese, ve ne sono altri di non minore importanza, a cominciare dalla ricerca di un linguaggio che si possa calare nel panorama musicale contemporaneo, ma che allo stesso tempo, per la sua specificità "ocarinistica", riesca ad evidenziare le possibilità espressive dello strumento singolo e, naturalmente, di formazioni più ampie. Anche se strutturalmente carenti nella dinamica sonora (per le qualità fisiche dello strumento) le ocarine sono tuttavia estremamente versatili dal punto di vista ritmico e polifonico. Infine vi è l'inserimento dell'ocarina in un contesto strumentale più ampio, esigenza storica della tradizione ocarinistica; un inserimento che però non si riduca, come finora è stato, ad una presenza tanto isolata da risultare quasi pretestuosa e volta solo ad uno sfoggio di virtuosismo fine a se stesso, ma che sia una commistione di sonorità diverse nel tentativo di dare una collocazione credibile, e quindi giustificata all'interno di un progetto, a questo strumento.

IL GRUPPO

Il Gruppo Ocarinistico Budriese continua una tradizione musicale più che centenaria, che ha legato indissolubilmente il nome di Budrio a quello dell’ocarina.

L’ocarina (dal dialetto bolognese ucarina, "piccola oca"), nacque a Budrio, paese in provincia di Bologna, nel 1853 grazie all’estro di Giuseppe Donati. Costruite sette ocarine di dimensioni differenti, nel 1864 si formò il primo "Gruppo Ocarinistico Budriese" che, con il nome di

"I Celebri Montanari degli Appennini", si esibì per anni con successo nei maggiori teatri europei proponendo nei suoi concerti brani originali e arrangiamenti di celebri arie tratte da opere liriche.

Alla sonorità "naive" e inconfondibile tipica di un insieme di ocarine, si è aggiunta negli ultimi anni quella più classica di chitarre, flauti e mandolini. Ecco allora nuove ed inedite soluzioni timbriche, pur sempre legate all’atmosfera musicale del periodo d’oro dello strumento, la "Belle Époque"

Il Gruppo Ocarinistico Budriese, che nella sua attuale formazione è il risultato di un’evoluzione più che decennale, ha raccolto l’eredità musicale dei complessi ocarinistici sorti nel tempo a Budrio, con particolare riferimento a quelli degli anni ’20 e ’30 diretti da Alfredo Barattoni. Al nucleo originale del gruppo, formatosi nella scuola d’ocarina di Budrio, si sono in seguito aggiunti musicisti di formazione classica. Attivo da molti anni, il GOB ha effettuato oltre 800 concerti in Italia e all’estero ed inciso vari CD.

Tra i suoi impegni internazionali figurano: tournées in Australia (1987, 1996, 2000); concerti a Stoccolma e Basilea (1988); tournées a Cuba (1989), Argentina (1990) e Cile (1990, 1999); la partecipazione al "15° Klap Op De Vuurpijl" ospite del Willelm Breuker Kollektief al teatro Bellevue di Amsterdam (1990); concerti a Caracas (Venezuela) (1991); concerti in Belgio (1993); una tournée negli Stati Uniti durante la quale il Gruppo ha suonato presso varie sale da concerto e università a New York e Detroit (1994).

* Nel 1998 ha partecipato al Festival de l’Ile de France di Parigi.

* Al Gruppo Ocarinistico Budriese é stato assegnato il Premio Nazionale "Ribalte di Fantasia 1998" per la realizzazione dello spettacolo "Il Barbiere di Siviglia" in collaborazione con la compagnia di burattini "I Burattini di Riccardo" di Riccardo Pazzaglia. Sempre col burattinaio Riccardo Pazzaglia, nel 2000 il Gruppo ha realizzato lo spettacolo teatrale "Tutto nel mondo è burla", basato sulla vita e le opere di Giuseppe Verdi.

* Nel 2003, in occasione del Festival per i 150 anni dall’invenzione dell’ocarina, ha prodotto un CD, con musiche tratte dal "Barbiere di Siviglia" di Rossini.

* Nel 2005 è uscita l'ultima produzione discografica intitolata "Sprizzi e Sprazzi", dedicata a musiche per ocarina della tradizione popolare.

Oltre a diverse apparizioni televisive in Italia e all’estero, il Gruppo ha partecipato alla realizzazione del disco Miserere di Zucchero ed alle registrazioni dal vivo dei concerti di "ANGELICA, Festival Internazionale di Musica" da cui è stato tratto un C.D. Ha inciso per CIME, Callisto Records e Tiechiku records.
 

e-mail: gobitalia@yahoo.it   

Gruppo Ocarinistico Budriese
Via Golinelli 14 - 40054 Budrio (Bologna-Italy)
 Tel. segreteria e fax 0039-0532-52497

Budrio Ocarina Group - Italy  

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