La storia dell'ocarina
CARINA
inventata
da Giuseppe Donati a Budrio nel 1853.L'ocarina di Budrio - detta ora anche semplicemente ocarina - è uno strumento musicale popolare a fiato, appartenente alla famiglia dei flauti, ed è appunto un flauto globulare di terracotta a forma ovoidale allungata, proprio come una piccola oca senza testa, con un'imboccatura a lato, e nel corpo praticati vari fori che, scoperti gradualmente mentre contemporaneamente si soffia nell'imboccatura, danno l'estensione fino all'undicesima. Oltre alla diatonica è possibile, mediante una digitazione composta, eseguire anche la scala cromatica. Il timbro varia con la dimensione, da molto squillante e penetrante nella più piccola, a più scuro e rotondo nella più grande.
Intervista all'inventore
Donati, di nome
Giuseppe, nato a Budrio il 2 dicembre 1836, aveva già percorso le scuole
elementari, di latino; aveva imparato la teoria musicale e il
pianoforte; suonava il clarino nella banda di Budrio - sua città
nativa - e lorgano nelle chiese; quando gli venne in mente
di fare uno scherzo. Immaginò, cioè, uno strumento musicale
simile alle ocarine di terra cotta che si vendono ancora nelle
fiere, col becco, colla coda e panciute. La differenza tra queste
e quella era di genere musicale. Poichè locarina, vuota
internamente, col becco aperto e con quattro fori ai fianchi,
suonava. Con essa si poteva eseguire qualche facile melodia,
contenuta però nellestensione di unottava.
Lo scherzo piacque ai musicisti di Budrio e il Donati ne concepì
un altro, stavolta, però non sonoro. Eseguì con della creta un
oggetto somigliante a una cornetta. Ma continuando a maneggiarlo,
loggetto si spezzò: caddero limboccatura e la canna
conduttrice del fiato. La parte superstite mantenne una forma
tale che rivelò al Donati locarina definitiva, quella
destinata alla popolarità. Egli si diede a fabbricarne altre
forando buchi per tutte le dieci dita in posizioni comode.
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Trascorsero giorni febbrili pel giovane inventore, allora diciassettenne. Tutta Budrio lo seguiva e sperava in lui. Lodierna città delle ocarine, nonchè delle tagliatelle, tanto cara ai Bolognesi che la scelgono a mèta di loro passeggiate festive, presentiva il suo destino. Locarina del Donati, infatti, la circonfuse di gloria ... Il primo sprazzo di luce lavvolse quando il Donati ebbe compiute cinque ocarine, di grandezze diverse, le quali comprendevano insieme, tra bassi e acuti, unestensione di note pari a quella del pianoforte. I cinque istrumenti passarono ad altrettanti suonatori scelti fra i più appassionati musicanti di Budrio, tra i quali il Donati. Essi formarono il Concerto delle ocarine e crearono felicità del paese per qualche settimana, andarono intorno, tutte le sere, a suonare in osterie e in case private.
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Il loro repertorio dapprima non comprendeva che musica da ballo, poi assurse anche alla musica da opera. Il concerto eseguiva nientemeno che il Miserere del Trovatore e il Preludio della Traviata. La sua fama oltrepassò ben presto le mura cittadine, giungendo a molti chilometri di distanza: per esempio a Molinella. Nel teatro di Molinella agiva, allora, una compagnia di comici, ma gli affari andavano male: il pubblico disertava e i comici digiunavano. Occorreva qualche spettacolo che richiamasse gente: ecco trovato: le ocarine di Budrio. Limpresario del teatro disgraziato si recò a parlamentare coi concertisti di ocarine, offrendo loro viaggio e cena gratuiti. Non cerano che otto chilometri da fare tra Budrio e Molinella e la proposta attrasse i suonatori. - Serata indimenticabile fu per i suonatori e per Molinella quella del concerto. Il teatro: un pienone. Si raccolsero innumerevoli applausi per i concertisti e tanti quattrini per i comici da offrire il modo a costoro di non farsi mai più vedere. Laver cominciato con un atto di carità, portò fortuna ai concertisti. Il loro successo venne segnalato subito da un gionale di Bologna. Da questa città parti immediatamente alla volta di Budrio il proprietario del teatro Brunetti. Il sagace proprietario scritturò il quintetto per due concerti a duecento lire a testa. Fu un trionfo. Il pubblico volle la replica di tutto il programma. La fortuna del quintetto era fatta. Da Bologna questo passò a Ferrara, poi a Padova e a Trieste. Qui incominciarono le prime contrarietà: limpresario teneva per sè glincassi. I suonatori pensarono che suonare per niente era troppo poco. Trovarono allora un impresario meno egoista che li scritturò per Roma. La scrittura era originale: si trattava di eseguire dei pezzi tra un intermezzo e laltro dellopera Rigoletto, allArgentina, e tutto ciò a settanta lire per ogni suonatore. Dopo il soggiorno a Roma ecco i suonatori sulla via del ritorno. Passando per Fano un loro concittadino li invita a dare un concerto in quel teatro. Ma il compenso - duecento lire in tutto: più di così non è possibile - non soddisfa il basso, il quale pronuncia per la prima volta il suo motto: Me per poc an sòn brìsa!. Il concerto non si dà e il quintetto continua la propria strada, ormai agitato da malumori. A Rimini un altro concittadino rinnova ai concertisti la proposta rivolta loro a Fano, nelle identiche condizioni. Ma il basso interviene e ripete: Me per poc an sòn brisa!. Le cose prendono una brutta piega. Il basso ha un carattere difficile. Il quintetto ormai non è più in accordo come prima, stuona, è diviso in due tendenze, una delle quali è rappresentata dal fiero basso. Per fortuna la comitiva sincontra in una compagnia di cinesi - giuocatori di prestigio - colla quale si reca a Trieste a dar spettacoli. A Trieste altra scissura tra suonatori e cinesi. Questi non rispettano i patti contrattuali e gli altri tornano a Budrio. Il quintetto muore dovera nato. Linventore dellocarina tornò alla fabbrica dello strumento di creta. Si recava ogni domenica a vendere alle fiere dei dintorni, con ottimo successo. Riesce anche a combinare degli splendidi affari con commercianti di Germania e Austria. Trasportò poi la fabbrica da Budrio a Bologna, e - dopo molti anni - da Bologna a Milano. Migliaia di ocarine sono uscite dalle sue mani, migliaia di lire egli ha incassato. Donati ora dice: Fui ricco ma a-i-ho ciapé dal gran batoust!. Con ciò egli vuol dire che molte sventure di famiglia hanno aperto dei gran buchi nelle finanze. Fino a poco tempo fa il vecchio viveva in una stanza delle case, ora in demolizione, di via Palestrina. Gli facemmo visita. Linventore era uno degli sfrattati, si angustiava per non poter trovar casa, temeva di diventare un senza tetto. Per lui cambiar casa era un gran problema: dove trovare un altro forno per cuocervi le ocarine. Egli in via Palestrina sembrava uno dei vecchi misteriosi, leggendari, che cercano lelisir per vivere in eterno: con una grand veste da camera avvolta intorno al corpo ossuto e lungo, con una oscura berretta da notte in capo. La veste era antica come lui, tinta di colori oscuri, vari, indeterminati; sdrucita e unta. E il suo volto settantenne era avvivato dagli occhi lustri, mobili, acuti; dal candore e dalle fluidità della barba; dalla sua espressione arguta, petroniana... Invece di filtri aveva intorno ocarine, pinzette, stampi, blocchi di creta. Lavorava come avesse avuto diciotto anni: finiva come aveva cominciato.
Intervista
allinventore nel 1909 di
Otello Cavara
I costruttori budriesi del passato
Il primo costruttore di ocarine fu lo stesso inventore Giuseppe Donati, che si formò un apposito laboratorio, prima a Budrio, poi a Bologna, infine a Milano.
Nel 1870 cominciarono a fabbricare ocarine a Parigi due budriesi, già membri del complesso ocarinistico locale, Ercole ed Alberto Mezzetti, che poi si separarono, ed Alberto aprì un proprio laboratorio a Londra.
Nel 1878 a Budrio, quando Giuseppe Donati era già emigrato a Bologna, cominciò Cesare Vicinelli a fabbricare ocarine nel luogo detto "Fornace Silvani". Figlio di un fornaciaio ed anche lui fornaciaio esperto, inoltre buon conoscitore della musica e suonatore, oltre che dell'ocarina, della chitarra, del trombone e del bombardino, fece ocarine che incontrarono subito molto favore, per le qualità sonore, l'intonazione e l'estetica; ideò pure degli appositi stampi, sì che riuscì a produrre ocarine in quantità molto superiore a quella prodotta dal Donati stesso. Cesare Vicinelli, quando muore, nel marzo del 1920, lascia il suo laboratorio e la sua casa, con tutto l'arredamento e tutti gli attrezzi, a Guido Chiesa, che già da ventiquattro anni l'aiutava, dietro saltuari compensi.
Guido Chiesa , nato nel 1884, aveva allora già trentasei anni, e fino ad allora era vissuto prevalentemente lavorando coi propri genitori, che facevano gli ortolani. Dal Vicinelli che lavorava circondato di segreti, non aveva imparato molto; ma coi suoi strumenti, ingegno e notevole istinto musicale riuscì a conservare il buon nome del laboratorio budriese. Ha fabbricato in media dalle venti alle trenta ocarine al giorno, spedite poi un po' in tutte le parti del mondo.
Contemporaneo di Chiesa è un altro budriese: Emilio Cesari. Conoscitore della musica e valente suonatore di corno, il Cesari aveva lavorato nel laboratorio di Cesare Vicinelli quand'era ancora allievo del Conservatorio di Bologna, ed aveva poi attrezzato un laboratorio proprio, in località Creti di Budrio, ove aveva fabbricato ocarine dal 1920 al 1927, anno nel quale era emigrato a Bologna. Dal 1925 al 1927 aveva anche diretto il gruppo ocarinistico budriese, da lui stesso riorganizzato, ed era divenuto così anche un abile ocarinista, ma dopo d'allora non si esibì più in pubblico con quello strumento, se non in trattenimenti di carattere famigliare. Trasferitosi poi a S. Remo, come suonatore dell'orchestra del Casinò di quella città, ivi nel 1940 circa aveva ripreso anche la sua attività di fabbricante d'ocarine, nella quale doveva presto acquistare una certa rinomanza sia in Italia che all'estero.
Altro costruttore budriese è stato Arrigo Mignani, entrato a far parte del concerto delle ocarine di budrio nel 1963, egli si interessò alla costruzione di questo strumento. Contattò il Chiesa proponendogli di rilevarne l'attività e chiedendogli di insegnargli a produrre le ocarine. Chiesa pretendeva per la cessione dell'attività la cifra di venti milioni, una somma ritenuta esorbitante da Mignani che proprio in quegli anni aveva comperato una casetta per la cifra di tre milioni. Egli riuscì a mettersi in contatto con gli eredi di Emilio Cesari che gli cedettero per un milione l'attrezzatura, ormai inutilizzata, del costruttore sanremese. Nel 1964 Mignani potè presentare il suo primo concerto di ocarine completo e continuò così la tradizione budriese per per ben ventotto anni.
Fabio Menaglio un artigiano al servizio della purezza del suono.
Fabio Menaglio, nato il 2 dicembre 1967, si è diplomato all'istituto professionale per l'industria e l'artigianato, le sue prime esperienze di lavoro sono di disegnatore meccanico e di programmatore. Ha studiato per vari anni chitarra classica e solfeggio presso un maestro del Consevatorio di Bologna ed ora si diletta nel pianoforte ed organo, oltre che naturalmente nell'ocarina.Un tipo di poche parole, dedito alla continua ricerca di perfezione, ventinove anni che la barba monacale e l'aspetto ascetico fanno sembrare di più, porta sulle spalle la responsabilità non indifferente di proseguire con dignità il ministero artigianale, la tradizione e il patrimonio storico dello strumento. Ma lui non sembra affatto preoccupato, anzi, avendo le idee straordinariamente chiare anche nel campo imprenditoriale, ha deciso di far compiere all'ocarina un salto di qualità togliendole anche l'ultima parvenza di "giocattolo musicale" oppure di "strumento per le feste, le fiere, i balli in piazza", raffinandolo cioè a tal punto da essere un reale strumento da concerto.
Un giorno viene a sapere che il costruttore delle ocarine
di Budrio, Arrigo Mignani, avrebbe chiuso i battenti praticamente senza
lasciare eredi; coglie allora l'idea di intraprendere una attività
artigianale legata alla musica e alla propria terra: il costruttore di
ocarine.
In quel momento l'ocarina è uno strumento che
ha quasi centoquaranta anni; dal primo esemplare, fatto nel 1853 da Giuseppe
Donati, si sono avvicendati numerosi costruttori alcuni dei quali in sedi
molto lontane da Budrio.
Egli si rende conto che nel corso degli anni si erano
modificate sia la forma che le qualità musicali dell'ocarina, ad
opera di costruttori che avevano cercato una maggior produzione, a discapito
di quelle qualità musicali presenti nelle ocarine dell'inventore
ed in special modo in quelle di Cesare Vicinelli considerato da tutti lo
"Stradivari" delle ocarine.
É infatti al costruttore Vicinelli che Fabio Menaglio
si ispira da quel momento. Egli con tutti i mezzi e le esperienze conquistate
nei suoi studi e nei diversi mestieri svolti sino ad allora, inizia ad
analizzare e comparare il lavoro di Vicinelli fino all'essenza pura.
In effetti la sua storia non è di un apprendistato
da bottega, ma quella di chi ha saputo ritrovare l'autentica vena tradizionale
di uno strumento che altrimenti sarebbe morto fra le imprecisioni materiali
che già due generazioni di costruttori di minore sensibilità
si erano tranquillamente trasmesse.
Una volta individuate la perfetta forma e le giuste proporzioni,
i prototipi delle "Ocarine da Concerto" di Fabio Menaglio sono stati provati
dai musicisti del "Gruppo Ocarinistico Budriese" i quali ne hanno da subito
apprezzato le ottime qualità musicali, addottandole al posto dei
meno raffinati strumenti che per tanti anni avevano usato.
Con una scrupolosa e precisa produzione di eccellente
qualità artistica, dal 1989 Fabio Menaglio si é costruito
una solida rete di clienti internazionali. Uno per tutti il Giappone, primo
cliente estero, dove l'attuale ocarina di Budrio di Fabio Menaglio è
molto apprezzata e commercializzata da case leaders di strumenti musicali.
Altri paesi con i quali ha consolidato in questi anni
costanti rapporti
di fornitura della propria ocarina sono la Germania, l'Austria, la Svizzera,
l'Olanda e il Canada.
si dedica ora da alcuni anni anche alle imboccature per sax
